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Educazione finanziaria on demand?

June 14, 2018

Quando una persona deve acquistare casa ricorrendo ad un mutuo o ad un prestito prima di farlo non sa nulla dei costi, dei vantaggi e degli svantaggi di una proposta di un’altra, dopo che l’ha sottoscritto ed – auspicabilmente – prima di farlo ha imparato tutto tant’è che nel 45% dei casi consiglia amici e parenti.

Ugualmente quando la stessa persona deve ristrutturare o costruire una casa parte da zero e poi – dopo i lavori - diventa un’esperta di costi al metro quadro del parquet, dell’imbiancatura, sa distinguere ad occhi chiusi i tipi di ceramica o la qualità degli infissi.

E poi? Poi ognuno abita la propria casa, la vive, paga le rate del muto e progressivamente ma inesorabilmente si dimentica quasi tutto (ad esempio alla domanda lei paga un tasso fisso o variabile il 29% di chi ha sottoscritto un mutuo negli ultimi 5 anni risponde con un laconico “non so”).

E d’altronde non possiamo passare tutta la nostra vita ad informarci sui nuovi ritrovati dell’edilizia o a confrontare giornalmente la competitività del tasso di interesse del nostro mutuo (a dire il vero, qualcuno lo fa, ma rappresenta meno dello 0,5%).

Quando ci ricapiterà l’occasione di rifare casa, di acquistarne una nuova, riprenderemo l’iter di aggiornamento che ci porterà – sperabilmente – ad una nuova scelta consapevole.

Ipotizziamo di considerare l’acquisto o la ristrutturazione della casa al pari di un investimento finanziario.

Ebbene prima di sottoscrivere un fondo comune di investimento, una gestione patrimoniale, una polizza assicurativa, i più avveduti, procedono ad un confronto, sentono un paio di proposte, esattamente come uno che deve ristrutturare una casa e si fa fare almeno due preventivi con lo stesso capitolato dei lavori.  

E poi cosa fa? Sottoscritto l’investimento, nella maggior parte dei casi si dimentica delle analisi fatte, se le ha fatte, prima della sottoscrizione. Ma un buon investitore prima di sottoscrivere un investimento sente il parere del proprio consulente finanziario o del proprio private banker, se è fortunato ed ha più referenti, li mette in competizione tra di loro e poi fa, o dovrebbe fare, una scelta consapevole. Ma anche in questo caso presto si dimenticherà dei dettagli che l’hanno indotto ad una scelta.

Immaginiamo che il buon investitore come il buon padre di famiglia che deve acquistare casa, si informa prima, ma fatta la scelta, può anche tornare alla sua attività abituale senza passare il resto della giornata davanti ad un computer per vedere come vanno le borse.

Possiamo parlare di educazione finanziaria? Certamente sì! Di un’educazione finanziaria “just in time” o “on demand” o più prosaicamente “quando serve”. È vero che l’80% degli italiani possiede una casa di proprietà e solo il 25% investe i propri risparmi, ed è un dato di fatto che in tema di educazione finanziaria siamo messi male: siamo tra i più ignoranti in Europa quando si parla di inflazione, capitalizzazione, tasso di interesse e diversificazione del rischio: solo il 33% degli italiani conosce il significato di tre di questi quattro concetti base. 

Tant’è che ora anche l’Italia – al pari di altri paesi europei – grazie al neonato Comitato per l’educazione finanziaria, dispone di un primo schema d’intervento per rimediare al deficit delle conoscenze diffuse tra la popolazione nei campi del risparmio, della previdenza, dell’assicurazione.

Ma tutto ciò parte per colmare un gap strutturale frutto della nostra cultura contadina che a volte si è dimostrata più benevola di quanto ci piacerebbe ammettere. Colmato questo gap, ci vorranno anni, l’importante è che prima della scelta l’investitore sia consapevole ed adeguatamente informato.

E qui entra in gioco l’ultimo miglio rappresentato dal professionista (consulente finanziario, private banker, gestore bancario che sia), la banca ma anche la piattaforma o il sito attraverso i quali l’investitore medio italiano investe i propri risparmi: è questo il momento clou in cui va erogata e digerita l’educazione finanziaria.

Sicuramente ci sono appassionati di serramenti che anche dopo aver ristrutturato la casa sanno tutto sui coefficienti di trasmittanza termica degli stessi, come pure, e sono sempre più numerosi, quelli che, appena comprato uno smartphone già pensano di acquistare il prossimo modello, ma stiamo parlando di meno del 5% della popolazione adulta.

Ecco sarebbe bello che la finanza entrasse nelle case degli italiani al momento giusto, non prima e non dopo, e che fosse accompagnata da un professionista serio ed affidabile. Da qui il ruolo ineludibile dei migliori consulenti finanziari e private banker che non potrà mai essere sostituito da nessun’altra entità.          

Nicola Ronchetti

CEO and Founder Finer s.r.l.

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