IL PRIVATE SI TINGE DI GIALLO

Tanti anni fa un noto giornalista economico mi chiese: “lo sai quale è la più grande banca private in Italia?”. E prima che avessi tempo di rispondere aggiunse: “sono le Poste Italiane”. 

Si affrettò a specificarmi che considerata la elevata presenza sul territorio, oltre 13.000 uffici, la tipologia di investimenti pressoché a “zero rischio” e a un’offerta garantita da Cassa Depositi e Prestiti, le Poste Italiane, ovvero il suo braccio finanziario BancoPosta, non avevano rivali sul mercato. 

Il cliente private italiano non vive solo nelle grandi città, è molto radicato sul territorio italiano e quindi anche e soprattutto nelle ricche provincie, non ama apparire ed esibire la sua “ricchezza” ed è alla perenne ricerca di certezze. 

Poste Italiane parrebbe il partner ideale: solidità, prossimità, sicurezza e un pizzico di brio giallo che non guasta mai. Quali alternative si trova di fronte un cliente private, sia esso un farmacista, un professionista o un piccolo o medio imprenditore italiano che ha da parte qualche centinaio di migliaia di Euro sudati faticosamente in una vita di lavoro?  

Da un lato ci sono le boutique specializzate nel private banking, che però stanno soffrendo un mercato che le condanna a economie di scala complesse da raggiungere “stand alone” o ad avere importanti masse in gestione per poter attrarre i migliori talenti e offrire servizi di qualità a condizioni di mercato. 

Dall’altro lato ci sono le divisioni private dei grandi gruppi bancari universali, oggi in grande spolvero avendo i loro top manager (ri)scoperto che le attività di advisory e di gestione del risparmio e degli investimenti, non solo non assorbono capitale (come le attività corporate), ma, se ben organizzate e condotte, possono produrre utili e un servizio di qualità più che accettabile per i clienti. 

I clienti private italiani, hanno poi accolto a braccia aperte le reti dei Consulenti Finanziari, divenute in pochi anni le protagoniste del mercato private che in passato le aveva letteralmente snobbate. 

I clienti private, alla continua ricerca di sicurezza, solidità e (nuove o rinnovate) certezze, sono pronti a dare fiducia anche a un altro modello di offerta o il mercato è saturo? 

È di questi giorni l’ingresso ufficiale delle Poste Italiane nella partita del private banking, ingresso ufficiale, appunto, perché di fatto da tempo rappresentano un porto sicuro per moltissimi clienti private. 

Ai tappeti rossi e ai mobili barocchi delle storiche e blasonate boutique del private banking ecco quindi affiancarsi il sobrio e discreto “club private” di Poste Italiane, dove negli spazi dedicati al servizio Premium, si parla di consulenza evoluta, analisi del portafoglio (anche di quello detenuto presso altre banche), di asset allocation e di risk management. 

Il tutto gestito da un team di top manager che, sotto la guida di Matteo del Fante ha maturato una consolidata esperienza nel mercato finanziario – Federico Neri responsabile del progetto Private Banking opera nel team di Laura Furlan responsabile di BancoPosta – con grande lungimiranza ha scelto di avvalersi di Aladdin Wealth, uno dei programmi più avanzati in termini di wealth e risk management messo a punto dal più grande asset manager globale Black Rock. 

Quali i numeri della sfida di Poste Italiane al mercato del private banking? Considerata la numerosa presenza di clienti di Poste Italiane con asset finanziari superiori ai cinquecentomila Euro e ipotizzando che il servizio sia di loro gradimento il traguardo dei 40 miliardi di Euro non sarebbe così lontano facendo diventare Poste il terzo operatore del private banking italiano: non male come debutto nell’alta società.            

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