CHAT GPT E CONSULENZA AMICI O NEMICI?

Bluerating | Giugno 2023

Si parla sempre più spesso di ChatGPT la chatbot sviluppata da OpenAI che simula ed elabora le conversazioni umane, consentendo agli utenti di interagire con i dispositivi digitali come se stessero comunicando con una persona reale.

OpenAI è un’organizzazione senza fini di lucro che ha lo scopo di promuovere e sviluppare un’Intelligenza Artificiale amichevole in modo che l’umanità possa trarne beneficio, tra i fondatori c’è Elon Musk.

Bill Gates, che con Microsoft ha investito ingenti somme su ChatGPT, ha recentemente sottolineato come l’Intelligenza Artificiale abbia il potenziale di cambiare gli equilibri dell’attuale mercato tecnologico, stravolgendo organizzazioni come Google e Amazon.

Sono in molti a chiedersi se e come tutto questo potrà impattare nel mondo della consulenza finanziaria e in particolare nella relazione tra clienti e consulenti.

Quello che può fare ChatGPT in termini di raccolta e rielaborazione delle informazioni disponibili in rete è umanamente irraggiungibile con un limite però: questo software non è in grado di ascoltare le persone e cogliere le loro emozioni.

Il prof. Carlo Alberto Carnevale Maffè in una recente conferenza organizzata da Class CNBC al Salone del Risparmio e moderata magistralmente da Andrea Cabrini e Jole Saggese, ha definito ChatGPT come un “pappagallo stocastico”, ovverossia un mero ripetitore.

Alla conferenza erano presenti anche tre importanti esponenti del mondo delle reti, Paola Pietrafesa AD di Allianz Bank, Demetrio Migliorati Head of innovation di Mediolanum e Ferruccio Riva Vice Presidente Vicario di ANASF.

La prima (buona) notizia è che ChatGPT non è riuscita a passare l’esame per la certificazione EFPA, la seconda è che tutti i presenti hanno convenuto sull’opportunità di studiare e conoscere questo nuovo strumento e di non sottovalutarlo.

Effettivamente da una ricerca condotta da FINER a maggio emerge come solo il 57% dei consulenti finanziari dichiari di conoscere ChatGPT e tra questi solo il 34% ne ha saputo dare una definizione pienamente corretta.

La situazione non migliora se a rispondere sono i clienti dei consulenti finanziari, in questo caso abbiamo il 45% che dichiara di conoscere ChatGPT (percentuale che arriva al 66% degli under 30).

È interessante comprendere quali sono le prefigurazioni d’uso di ChatGPT in un contesto, come quello della consulenza finanziaria, dove la capacità di ascolto e la relazione umana rimangono centrali per tutti, inclusi i clienti under trenta: il 59% di costoro non rinuncerebbero infatti al supporto di un professionista per affrontare tematiche legate alla gestione del denaro.

In un mercato in cui l’ottimizzazione dei tempi e dei costi si farà sempre più sentire ChatGPT più che un nemico da contrastare diventerà un alleato e un assistente da conoscere e usare.

La capacità di fare le domande giuste a ChatGPT sarà fondamentale per ottenere contenuti di qualità utili a rendere più efficace la comunicazione e la capacità narrativa dei consulenti finanziari nel dialogo con i loro clienti attuali e potenziali.

Oggi sono ricercatissimi i data scientist in grado di interagire con ChatGPT e di sviluppare strategie per l’utilizzo corretto ed efficace dei suoi risultati. 

È importante quindi investire nella formazione all’uso di questi strumenti, tenendo presente quanto affermato da Warren Buffett, l’oracolo di Omaha: l’intelligenza artificiale può fare moltissime cose e come tutte le cose rivoluzionarie cambierà tutto tranne i comportamenti e i pensieri dell’uomo.

Nicola Ronchetti