ESG CAMBIO DI PROSPETTIVA

Investire | Maggio 2023

Prima sconosciuti, poi inseguiti in modo compulsivo, ora visti con distacco, gli investimenti ESG sembrano aver subito un’attenzione schizofrenica da parte del mercato e soprattutto delle Società di Gestione del Risparmio.

Tutti concordano sul fatto che il percorso sia tracciato e che gli investimenti ESG rappresentino il traguardo a cui l’industria del risparmio gestito debba puntare senza tentennamenti.

Tre dati recentemente rappresentati in modo inequivocabile da uno dei più importanti asset manager globali – JP Morgan Asset Management – sono in grado di mettere a tacere anche il più scettico degli investitori.

Il primo dato è relativo all’ambiente e ci dice che i grandi disastri dovuti a eventi meteorologici sono passati da poco più di settecento nel decennio 1970-1979 a oltre tremila e cento nel decennio 2010-2019, con perdite economiche relative al danneggiamento delle proprietà pari a 286 miliardi di dollari.   

Il secondo dato è relativo all’impatto sociale, e ci dice che nel 2020 la perdita potenziale di ore lavorative a causa del caldo è pari a 470 miliardi di ore che implicano una perdita di 2.400 miliardi di dollari pari al -14% del PIL globale.

Il terzo dato riguarda la governance con una crescita esponenziale del numero di contenziosi sui cambiamenti climatici cresciuti del 46% dal 2020 al 2022.

Il tema dunque non è il traguardo ma quale sia il percorso e quanto esso sia accidentato e cosparso di trappole.

Alcuni spunti di riflessione partono proprio da quanto successo negli ultimi dodici mesi agli investimenti ESG.

Con le dovute eccezioni, nell’ultimo anno i fondi ESG hanno sofferto più di altri a causa di un universo investibile molto più ridotto che ha escluso settori importanti come quello dell’energy e dell’oil & gas.

Inoltre in un anno che ha premiato le strategie value, la maggior parte dei fondi ESG che si basa su strategie growth è stato penalizzato.

Per non dire del vento a dir poco sfavorevole che ha preso a soffiare negli Stati Uniti fomentato dalle potenti lobby degli armamenti e delle industrie petrolifere a cui non è parso vero di poter sparare sulla croce rossa.

In realtà qualcosa sta cambiando e non da oggi, come spiega l’uscita di un colosso come Vanguard dall’alleanza Net Zero Asset Managers, l’iniziativa che raccoglie circa 300 asset manager impegnati nella lotta al cambiamento climatico, supportando con i loro investimenti quelle aziende che hanno come obiettivo la riduzione a zero di emissioni di gas serra entro il 2050 o prima.

Pare dunque che – scusandoci per il gioco di parole – la sostenibilità degli investimenti sostenibili debba passare per forza attraverso le loro performance.

La sfida dunque è puntare su aziende oggi non virtuose ma che stiano programmando e puntando sulla transizione che le renderà tali, seguire una logica che parta da una ricerca attenta e che quindi non escluda a priori interi settori ma che in quagli stessi settori effettui un’attenta analisi.

Come spiega un altro colosso del calibro di Goldman Sachs che con l’integrazione di NN IP ha arricchito i processi di investimento esistenti, rafforzando l’integrazione ESG in tutta la gamma di prodotti: identificare le opportunità più promettenti e il momento giusto per investire non è un compito facile in un contesto di volatilità dei mercati.

Per gli investitori, la chiave è trovare un partner con una profonda conoscenza della trasformazione economica ed esperienza nel contribuire a plasmarla.

Nicola Ronchetti