L’Italia nell’emergenza si scopre digitale

Advisor | Aprile 2020

Prima dell’emergenza coronavirus a lavorare da casa in Italia era il 2% dei dipendenti, contro il 20,2% del Regno Unito, il 16,6% della Francia e l’8,6% della Germania. Poi è esplosa la pandemia e in due settimane, il Ministero del Lavoro ha comunicato che poco meno di 1 milione di lavoratori sono stati mandati a lavorare da casa. Numeri che crescono di giorno in giorno: i maggiori operatori telefonici segnalano che il traffico dati sulle linee fisse è aumentato in media del 20% con picchi del 50%. È il più grande esperimento di lavoro a distanza mai attuato nel nostro Paese. 

L’emergenza Covid-19 ci ha colto, è vero, del tutto e inaspettatamente impreparati, ma sono bastati pochi giorni, soprattutto dopo le disposizioni governative più restrittive, per scoprirci molto più digitalizzati di quanto avremmo potuto ragionevolmente aspettarci dai noi stessi. 

Dopo un iniziale sgomento (dei genitori) e felicità (dei figli) alla notizia della chiusura delle scuole, gli insegnanti hanno iniziato a fare lezioni utilizzando piattaforme didattiche digitali, di cui molti neanche conoscevano l’esistenza. 

Per banker e consulenti finanziari, i viaggi, le riunioni e gli spostamenti repentini e continui durante le normali settimane lavorative, sono stati sostituiti da call, video, chat e telefonate. 

È stata completamente sdoganata la riunione in video conferenza a distanza anche con clienti molto ricchi (Private o HNWI) e, molto spesso, ultra settantenni. 

Come dire, di necessità noi italiani sappiamo farne una virtù. Le banche e le reti più virtuose hanno subito inviato e-mail, video messaggi rassicuranti ai loro clienti impauriti prima da un’emergenza mai vissuta prima e poi dalle sue conseguenze sui mercati finanziari che sono parsi impazziti generando panico tra tutti.     

I gestori e i private banker più preparati e proattivi hanno organizzato webinar, podcast conferenze in streaming per i loro clienti. 

I social, soprattutto quelli professionali – LinkedIn in primis – hanno sostituito tutte le occasioni di confronto costituite da convegni, seminari, pranzi e cene di lavoro.   

La consulenza finanziaria si basa sulla relazione cliente- professionista, relazione che ha avuto, ha e – probabilmente – avrà sempre nell’incontro fisico il suo insostituibile rito e nella stratta di mano la sua più classica iconografia. 

Ma di fronte all’emergenza, non potendo celebrare questi riti, i clienti e i professionisti si sono adeguati alle nuove modalità in tempi rapidissimi. 

Dai monitoraggi che FINER ha condotto fin dai primi di marzo, con l’entrata in vigore delle norme più restrittive, è emerso come i consulenti finanziari, grazie all’elevato livello di digitalizzazione raggiunto dalle loro mandanti, sono stati i primi a beneficiare di questa vera e propria rendita di posizione nella gestione dei propri clienti.  

Infatti i clienti dei consulenti finanziari hanno potuto ancora una volta apprezzare la proattività dei loro consulenti finanziari che li hanno prontamente contattati tramite una telefonata (62%), l’invio di un’e-mail (45%) o un di messaggio (27%) rassicurandoli e dicendosi disponibili a fornire spiegazioni sia sull’emergenza sanitaria (66%) che sugli effetti relativi agli investimenti sottoscritti (83%).  

Sia i CF (82%) che i lori clienti (77%) hanno potuto usare e apprezzare le modalità di comunicazione a distanza anziché i classici incontri vis a vis e questo anche prima dell’ultimo decreto (Fonte: Finer Finance Mirror 2020, base campionaria 300 CF e 500 investitori finali, rilevazione 2-9 Marzo).  

Le banche tradizionali pur avendo saputo anche loro reagire in modo eccezionale all’emergenza, sono state colte forse più impreparate e vulnerabili a causa di un presidio territoriale più capillare rispetto alle reti e della presenza di decine di migliaia di dipendenti in filiali che non hanno potuto chiudere. 

L’industria finanziaria e bancaria nostrana ha dunque dato un’altissima prova di sé, sapendosi adattare alla nuova situazione, dimostrando che possiamo sopravvivere anche senza incontrarci, senza pranzi, cene, aperitivi, seminari e convegni. 

Nella certezza che presto torneremo a stringerci la mano.  

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