PRIVATE BANKING: UN MODELLO DA RENDERE SCALABILE

AP Private | Dicembre 2023

Il private banking in Italia gode di ottima salute e a testimoniarlo ci sono tanti dati.

Innanzitutto le masse riferibili ai clienti private e seguite da reti e banche specializzate in questo segmento di clientela hanno superato la soglia dei mille miliardi di Euro.

Un altro dato importante è la soddisfazione dei private banker che rimane stabilmente superiore a quella dei bancari dedicati ad altri segmenti di clientela.

La percentuale dei private banker completamente soddisfatti del proprio lavoro e del rapporto con la propria banca è mediamente più che doppia rispetto a quella dei loro colleghi che lavorano in banca passando dal 48% al 21%.

Tra i private banker poi si segnala un’ulteriore differenza tra chi opera in una rete di consulenti finanziari dove i professionisti completamente soddisfatti sono il 58% e chi lavora in una banca dove la percentuale è del 37%.

La differenza tra le due modalità di fare il private banker, in una rete o in una banca tradizionale, è connessa alla tipologia di contratto – dipendente o consulente finanziario – dove nel secondo caso la soddisfazione è da sempre maggiore.

La professione del consulente finanziario, consente una maggiore autonomia nella gestione dei clienti e comporta riconoscimenti – economici e non solo – ritenuti maggiormente connessi con i propri meriti individuali.

I punti di forza della professione di consulente finanziario, vengono ancora più enfatizzati nel caso questa sia finalizzata al segmento private, dove alla responsabilità di gestire masse maggiori e clienti più patrimonializzati si accompagnano riconoscimenti superiori alla media. 

Un altro motivo per il quale i private banker – siano essi consulenti o dipendenti – sono mediamente più soddisfatti dei loro colleghi dedicati al segmento affluent, è connesso alla possibilità di trattare tematiche più ampie rispetto alla sola gestione degli investimenti.

La gestione del cliente e del suo patrimonio a tutto tondo consente di avere una visione completa dei bisogni del cliente abbracciando quelle del suo nucleo familiare e della sua azienda/attività.

La soddisfazione per i supporti che la banca o la rete di consulenza finanziaria, mette a disposizione per affrontare la gestione patrimoniale tramite servizi e piattaforme di consulenza evoluta, supporto alle tematiche fiscali, successorie e di gestione della continuità familiare è cresciuta negli ultimi anni.    

Anche i clienti private sono mediamente più soddisfatti (+27%) rispetto ai clienti affluent: il principale motivo è quello di poter contare su un professionista dedicato – il private banker appunto – preparato e sempre disponibile.

Il private banker è il pivot della banca private, attorno al quale vi è quasi sempre una squadra di professionisti a cui lui è in grado di rappresentare le esigenze dei propri clienti, riuscendole a soddisfare meglio e prima di altri.

Il private banker dispone di maggiore autonomia e flessibilità, da quella fisica, non essendo necessariamente legato a una filiale, a quella decisionale avendo molto spesso sopra di sé una catena di comando più corta.

La vera sfida per le banche universali è quella di replicare la qualità di servizio e la soddisfazione dei clienti e dei professionisti, anche nel segmento affluent o mass market della popolazione bancarizzata.

Sarà bello vedere in un prossimo futuro che alcuni dei punti di forza del modello di private banking saranno accessibili anche al segmento affluent della clientela bancarizzata, attraverso gestori remoti e un potenziamento delle piattaforme digitali.

Nicola Ronchetti