Se gestori e cf abbracciano il digitale

FocusRisparmio | 9 aprile 2020

I mezzi di comunicazione a distanza permettono all’industria di continuare la normale operatività. Gli operatori sono fiduciosi che dopo l’emergenza la comunicazione virtuale sarà fonte di vantaggi competitivi. Le evidenze del Barometro Covid-19

Assogestioni ha attivato con il supporto di Finer un monitoraggio del sentiment degli operatori del settore (consulenti finanziari, private banker e gestori) rispetto all’impatto che il Coronavirus ha e avrà sull’economia reale.

La prima rilevazione è stata realizzata dal 9 al 15 marzo, nei giorni del picco della pandemia e del conseguente acuirsi dei provvedimenti restrittivi e ha coinvolto 421 professionisti.

La seconda rilevazione è stata realizzata dal 25 al 29 marzo, immediatamente a ridosso della pubblicazione del DPCM del 25 Marzo che ha ulteriormente irrigidito le restrizioni e bloccato l’attività di molte aziende e ha coinvolto 677 professionisti. La terza rilevazione è prevista dall’8 al 10 Aprile.

I risultati della prima rilevazione hanno evidenziano in tutta la loro crudezza una più che comprensibile percezione di emergenza e timore da parte di tutti i professionisti intervistati.

A distanza di due settimane, pur a fronte degli ulteriori provvedimenti restrittivi, è emersa una rapida ed encomiabile capacità di adattamento del settore alle nuove forme di aggregazione e comunicazione.

Consulenti Finanziari e  comunicazione digitale finer

Come indica il grafico tratto dal Barometro Covid-19, in linea con il protrarsi dei provvedimenti restrittivi da un lato si allunga l’orizzonte temporale della percezione della fine dell’emergenza (da giugno a settembre), dall’altro si coglie una diffusa preoccupazione circa il ritorno della situazione economico finanziaria pre-crisi, per la quale certamente saranno necessari due anni e più.

Al timore iniziale per l’incolumità personale, di amici e colleghi, si è affiancata la preoccupazione per l’impatto che tutto ciò sta causando e per gli effetti sull’economia reale a cui il mondo della finanza è indissolubilmente legato.

Emerge in modo molto netto un grande senso di responsabilità dei professionisti nell’adattarsi alle nuove modalità comunicative.

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In particolare la propensione alla partecipazione ad eventi online è pressoché unanime, non solo tra i gestori e i fund selector, da sempre abituati a strumenti di comunicazione a distanza, ma anche e soprattutto tra i consulenti finanziari ed i private banker che viceversa hanno sempre fatto degli incontri personali e della vicinanza anche fisica al cliente il loro punto di forza.

La capacità di adattamento di questi professionisti è dunque non solo encomiabile ma fa certamente presagire un futuro molto più roseo di quanto si possa pensare.

Tutto ciò è confermato anche dall’incremento esponenziale della partecipazione a eventi online: più che raddoppiato rispetto a prima dell’emergenza. Per i gestori si tratta come detto di una prassi già consolidata che si consoliderà però ulteriormente.

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Chiaramente c’è un fattore intrinseco contingente che favorisce questo tipo di comunicazione in questa circostanza, ed è la comunanza nella emergenza, il sentirsi tutti nella stessa barca, una sorta di solidarietà che unisce il genere umano.

Passata l’emergenza, passerà anche questo fattore, la comunicazione virtuale resterà invece acquisita e dovrà probabilmente dotarsi di codici e regole un po’ diverse; ovviamente le relazioni personali che saranno nate e/o rinforzate in questo periodo resteranno un asset importante, per questo chi utilizza bene questa emergenza manterrà importanti vantaggi competitivi anche dopo.

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Le reti e le banche che hanno iniziato ad investire da tempo in piattaforme digitali semplici e accessibili ai propri clienti avranno un vantaggio competitivo importante.

L’emergenza che stiamo vivendo ci ha reso infatti tutti molto più consapevoli della nostra vulnerabilità ma anche più reattivi e desiderosi di affrontare le nuove sfide, in questo contesto la padronanza dei canali di comunicazione virtuale è certamente un fattore abilitante.

Una cosa non è cambiata durante l’emergenza e non cambierà dopo l’emergenza ed è la capacità umana del professionista di stabilire un dialogo empatico con il proprio cliente.

Certamente questa crisi darà un ulteriore impulso ad una selezione darwiniana già in corso da tempo, alla fine della quale sopravviveranno i professionisti, più preparati, in grado di utilizzare al meglio le nuove modalità comunicative ma anche e soprattutto di conquistare la fiducia dei propri clienti.

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